Storie

ARTE E VINO: FACCIAMO UN BRINDISI INSIEME A MARCO VARISCO

Plasmare una materia affascinante come il vetro non è solo piacere, è vero godimento

«Mio nonno Marco è ancora qui con me. Quando vengo qua alle sei del mattino a lavorare nella quiete del laboratorio, gli parlo e sento la sua energia. Poi non so se sia vero, ma ci credo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e mi ha trasmesso un’arte che è un modo di vivere. Quando mi prendeva per manina, mi metteva sulle ginocchia e mi faceva vedere come lavorare, io sentivo che eravamo un corpo unico». La storia della famiglia Varisco è tutta in queste parole di Marco, l’ultimo ramo di un albero genealogico che affonda le radici in epoche remote (i Varisco compaiono già nel Libro d’Oro di Murano nel XVI secolo) e che oggi è rappresentato anche da papà Italo.

Scopri il laboratorio: https://cristalli-vasisco.jimdosite.com

Quanto conta l’influenza familiare nella crescita del talento?

Tutto. Io vengo influenzato da tantissime cose, ma la famiglia è centrale. Ho imparato tanto anche dalla nonna, di Zurigo, che per il carattere forte chiamavano “la Celere”. Era lei che mandava avanti le cose in famiglia.

Si può descrivere il piacere di plasmare una materia affascinante come il vetro?

Non è solo piacere, è vero godimento. È la bellezza di partire dalle sabbie e mettere in pratica quello che si ha in testa. Qualcuno ha definito questa attività l’artigenio, la capacità di emozionare per primi se stessi.

YLe sue opere si distinguono per eleganza e design, tanto che le ha volute il Guggenheim di New York. Ha grande seguito anche in Giappone, un Paese che sa cogliere bene la raffinatezza. Come si fa ad aver successo internazionale, senza tradire i valori familiari e del territorio?

Come chiedere a un genitore come si fa a fare la mamma o il papà. Non esiste un manuale: bisogna fare, senza accontentarsi di quello che si è già fatto. E lasciare che la mano sia il prolungamento dell’anima.

Che rapporto ha con le sue opere?

Talvolta fatico a liberarmene. E anzi ci sono occasioni in cui non me ne libero proprio e decido di tenermele. Succede quando capisco può essere un’opera unica nella mia intera vita. Per esempio, ho disegnato un piatto per la Regina di Spagna con gli stemmi reale e i quattro degli eserciti. Dettagli minutissimi. Ecco, quello lo avrei tenuto volentieri, ma era su ordinazione e separarmene è stato doveroso, anche se durissimo.

Tre generazioni di Varisco sono presenti nei Musei Vaticani: nonno Marco ha prodotto per il Papa la lampada votiva che si trova nella Cappella Sistina, papà Italo il piatto con l'Albero della Vita, lei ha inciso su un piatto il Sottoportico dei Buranelli. Qual è la sua soddisfazione più grande?

Per i papi, aggiungiamo anche i bicchieri per Ratzinger col suo logo. Un altro Albero della Vita l’ha invece comprato Angelina Jolie e l’ha messo all’asta a favore del Miami Children Hospital. Ma le soddisfazioni più grandi arrivano quando meno te le aspetti. A me è successo quando un bidello in visita con una scolaresca ha visto un bicchiere di mio nonno e mi ha chiesto di replicargli un set uguale. Per mesi persi sue notizie e diedi per perso anche il saldo di quel lungo lavoro. Invece, era stato male e appena ripresosi la sua prima preoccupazione fu saldare, perché a quelle opere era già affezionato. Sono questi gli episodi che mi fanno capire il valore intimo del mio lavoro.

Si dice vetro e la prima cosa che viene in mente è la bottiglia. Stappiamone una ideale per un suo sogno. Ce lo svela?

Essere all’Hermitage. Per me sarebbe come per un atleta vincere un’Olimpiade. Lì non sei solo in un museo o in una galleria prestigiosa: sei in mezzo all’arte degli avi degli avi. Il meglio del mondo di tutte le epoche.

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