Che cosa significa DOCG
Denominazione di Origine Controllata e Garantita: il vertice della piramide qualitativa del vino italiano. Nel Conegliano Valdobbiadene, la dicitura Prosecco Superiore DOCG diventa un passaporto: operare in soli 15 comuni collinari, limitare la resa a 13,5 tonnellate per ettaro, superare analisi di laboratorio e degustazioni cieche, applicare la fascetta numerata dello Stato. È qui che coltiviamo e vinifichiamo, custodi di un patrimonio che non concede scorciatoie.
Dalla vigna alla fascetta numerata
Come si ottiene la certificazione DOCG? Attraverso un percorso di verifiche pubbliche, che abbracciano tutto il processo produttivo dal grappolo fino al collo della bottiglia.
- Sopralluogo in vigna – Il Consorzio di Tutela del Vino Valdobbiadene Prosecco controlla sesto d'impianto, cultivar, pratiche agronomiche.
- Pesatura e valutazione – Alla vendemmia le uve vengono pesate, campionate, valutate per grado zuccherino e stato di salute.
- Monitoraggio della cantina – Le fermentazioni sono registrate, i mosti analizzati, le annate degustate da una commissione ministeriale.
- Fascetta di Stato - Solo dopo l’esito positivo della commissione di degustazione del consorzio e dei passaggi precedenti, avviene la consegna della fascetta di Stato numerata che certifica il prodotto e ne autorizza la vendita.
Le quattro anime del Conegliano Valdobbiadene DOCG
Una denominazione, quattro volti: ognuno di essi racconta un micro-territorio e una tecnica diversa.
- DOCG - Cuvée che intrecciano micro‑aree diverse; versioni Extra Brut, Brut, Extra Dry o Dry.
- DOCG Rive - Uve di un solo cru, raccolte a mano su pendenze decise; 43 Rive in totale, con l’anno di vendemmia in etichetta.
- DOCG Cartizze - 107 ettari d’élite sopra Valdobbiadene; profumi di mela, pesca, rosa, mandorla; perlage finissimo.
- DOCG Sui Lieviti - Versione tradizionale “col fondo”: rifermentazione in bottiglia, Brut Nature, note di crosta di pane.

Che cos’è invece il DOC
Se la DOCG racconta di soli 15 comuni di pregio, e di alte colline prealpine ripide e scoscese di difficile coltivazione, la DOC fotografa la grande pianura che si stende fra Veneto e Friuli‑Venezia Giulia.
Qui il disciplinare abbraccia un totale di ben 651 comuni e consente rese più generose – fino a 18 tonnellate per ettaro – per sostenere volumi produttivi che superano 700 milioni di bottiglie all’anno contro i 90 milioni della zona storica del DOCG Conegliano Valdobbiadene Nella DOCG, invece, l’altitudine 500-600 metri, il terroir e il sapere di coltivatori ed enologi del territorio, fanno una grande differenza nel bicchiere.
A differenza della sorella maggiore, la DOC adotta la vendemmia meccanizzata, che è pratica diffusa nelle superfici di pianura. Il risultato è un Prosecco dall’identità più immediata, centrato su freschezza e frutto, perfetto per occasioni informali.
Prosecco DOC Rosé: la new entry
Dal 2020, il disciplinare ammette una versione Rosé che unisce Glera e Pinot Nero in proporzione variabile (minimo 10%, massimo 15%). L’affinamento di 60 giorni sui lieviti conferisce nuance cipria e delicati sentori di frutti di bosco, mantenendo la vivacità tipica dello stile Prosecco.
Nel complesso, la categoria DOC offre una porta d’accesso democratica al mondo delle bollicine venete, ma chi cerca stratificazione aromatica, precisione di vinificazione e legame profondo con la collina troverà nella DOCG una proposta più su misura.
DOC in sintesi
- Zona di produzione – 5 province venete (Treviso, Venezia, Vicenza, Padova, Belluno) + 4 friulane (Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine).
- Resa per ettaro differente tra DOC e DOCG – Fino a 18 tonnellate contro le 13,5 t/ha della DOCG.
- Metodo di raccolta – DOC: meccanica ammessa; nella DOCG di alta collina, l’eroica manualità resta l’unica prerogativa.
- Controlli di qualità – Per entrambi.
Per una cena gourmet o una ricorrenza, meglio virare su un DOCG, dalla complessità che sa reggere piatti strutturati.
Un DOCG Cartizze, poi, sa essere un regalo importante e memorabile, garanzia di unicità.

Perché scegliere un Prosecco Superiore DOCG
Scegliere una bottiglia di Prosecco Valdobbiadene DOCG significa, prima di tutto, premiare l’alta collina che l’ha generata. Ecco perché vale la pena concedersi – o regalare – quella fascetta dorata, che esprime un mondo, una filosofia.
Tracciabilità totale – Ogni bottiglia è identificata da un numero univoco, grazie al quale si può risalire al lotto, al produttore, al vigneto.
Patrimonio UNESCO – Le colline di Conegliano Valdobbiadene sono Patrimonio dell’Umanità dal 2019: acquistare DOCG sostiene la viticoltura eroica che preserva questo paesaggio.
Finezza aromatica – Altezze dei vigneti di 500-660 m. slm, rese contenute e terroir complesso regalano profumi di frutta matura, fiori bianchi, erbe mediterranee e un perlage setoso che accarezza il palato.
Versatilità gastronomica – Da un crudo di mare a un risotto alle erbe alpine, l’acidità bilanciata e la cremosità del perlage rendono il DOCG un abbinamento trasversale.
Valore nel tempo – La richiesta internazionale di Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG e Cartizze cresce; investire oggi significa puntare su una denominazione che continuerà a presidiare l’alta gamma delle bollicine trevigiane.
Se l’occasione richiede un brindisi che lasci il segno – un anniversario, un’occasione importante nella propria vita o in quella di una persona cara, ma anche nel nostro quotidiano - suggellarla scegliendo un DOCG fa la differenza. È la distanza che passa tra un souvenir e un ricordo importante.
Focus: come leggere l’etichetta di un Prosecco Superiore DOCG
Ogni bottiglia consegna una piccola carta d’identità. Imparare a leggerla significa orientarsi fra stili, annate e micro‑territori con la stessa agilità con cui si sfoglia una carta dei vini.
- Millesimato – Indica che almeno l’85 % delle uve proviene dalla stessa vendemmia (l’anno è riportato in etichetta). Annate calde regalano frutto più maturo, quelle fresche esaltano la spinta minerale.
- Dosaggio – Extra Brut, Brut, Extra Dry, Dry: quattro livelli di residuo zuccherino che modulano l’equilibrio tra freschezza, sapidità e rotondità. Un Brut (6‑12 g/l) accompagna l’intero pasto; un Dry (17‑32 g/l) incornicia dolci alla frutta.


