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Solfiti nel vino e nello spumante: tutto quello che devi sapere

Parlare di solfiti significa addentrarsi in un terreno di dubbi e falsi miti. Qui esploriamo la natura di queste sostanze e capiamo perché proteggere il vino sia un atto di rispetto per la sua integrità.

Solfiti nel vino e nello spumante

Comprendere i solfiti nel vino: tra natura e protezione

Capire cosa accade dentro una bottiglia richiede uno sguardo che sappia andare oltre l'etichetta. Quando leggiamo la dicitura "contiene solfiti", entriamo in contatto con una delle sostanze più discusse e meno comprese del mondo enologico. Per fare chiarezza, dobbiamo innanzitutto accettare un dato scientifico inoppugnabile: produrre un vino che sia totalmente privo di solfiti è tecnicamente impossibile.

Queste sostanze, tecnicamente chiamate anidride solforosa, si generano in modo del tutto naturale durante il processo di fermentazione. I lieviti, mentre trasformano gli zuccheri dell'uva in alcol, producono spontaneamente una piccola quantità di composti solforati. Pertanto, anche dove non se ne aggiungessero altri, il vino conterrebbe comunque una traccia di queste molecole.

Scegliere di integrare questa presenza naturale con un'aggiunta misurata di solfiti, tuttavia, protegge il vino dall’azione del tempo e dell'ossigeno e valorizza il lavoro svolto in vigna. In Foss Marai, questa pratica non è vissuta come un automatismo industriale, ma come una scelta di precisione. Se partiamo da uve sane, raccolte a mano nei pendii scoscesi di Valdobbiadene e portate in cantina in condizioni perfette, la necessità di intervenire si riduce drasticamente.

Un'uva integra ha già in sé tutte le difese necessarie. La nostra filosofia si basa proprio su questo: ridurre al minimo gli interventi esterni per lasciare che il territorio parli da sé. Questo approccio si sposa perfettamente con il nostro Metodo Charmat-Martinotti: la tecnologia delle autoclavi ci permette di lavorare in ambienti protetti e controllati, dove la gestione della temperatura e delle pressioni riduce il rischio di ossidazione, permettendoci di utilizzare dosaggi di solfiti ben inferiori ai limiti consentiti dalla legge.

Non è un espediente, bensì l’applicazione di conoscenza per valorizzare il lavoro, il prodotto, l’esperienza.

Solfiti nel vino e nello spumante

Il ruolo dei solfiti: custodi dell'integrità e della finezza aromatica

I solfiti,nel dettaglio, svolgono due funzioni vitali: sono antiossidanti e antisettici. Senza la loro azione, il vino entrerebbe in contatto con l'ossigeno in modo aggressivo, cambiando colore (diventando più scuro o "maderizzato") e perdendo le note fresche di mela verde, glicine e pera che caratterizzano i nostri spumanti, ma non solo. I solfiti inibiscono i batteri dal proliferare e generare fermentazioni indesiderate in bottiglia, alterandone il gusto.

Questa stabilità è fondamentale non solo quando beviamo il vino in purezza, ma anche quando decidiamo di utilizzarlo in un cocktail. Se il vino fosse instabile o parzialmente ossidato a causa di una protezione insufficiente, il cocktail perderebbe la sua tensione e la sua freschezza, risultando piatto al palato. I solfiti garantiscono che il vino mantenga la sua "energia" anche quando interagisce con altri elementi come bitter o frutta fresca.

Esiste poi un legame stretto tra la presenza dei solfiti e il momento del servizio. Spesso si pensa che la decantazione serva solo a far respirare i rossi importanti, ma anche i bianchi strutturati e le grandi bollicine traggono beneficio da una corretta ossigenazione nel calice. In questo frangente, la presenza ponderata dei solfiti permette al vino di aprirsi e rivelare il proprio bouquet senza che l'ossigeno colpisca subito la parte più delicata delle sostanze aromatiche.

Come vinificatori, danziamo su questo equilibrio: abbastanza solfiti da garantire la longevità, ma così pochi da rispettare il sorso.

Solfiti nel vino e nello spumante

Scienza e benessere: distinguere la verità dai falsi miti comuni

Spesso si attribuisce ai solfiti la colpa esclusiva del mal di testa che può insorgere dopo un bicchiere di troppo. La realtà scientifica è però più complessa.

Sebbene esista una piccola percentuale della popolazione intollerante ai solfiti, nella maggior parte dei casi il disagio è causato da altri fattori, come la presenza di istamine o, più semplicemente, dalla scarsa qualità complessiva del vino. Un vino prodotto con uve poco selezionate o attraverso processi industriali frettolosi contiene spesso sostanze endogene che affaticano l'organismo molto più dei solfiti stessi.

Per contestualizzare correttamente la questione, è utile confrontare il vino con altri alimenti che consumiamo quotidianamente. Molti ignorano che la frutta secca (albicocche, fichi, uva passa), i surgelati, i succhi di frutta confezionati e persino alcuni insaccati contengono concentrazioni di solfiti molto superiori a quelle presenti in una bottiglia di Prosecco Superiore Valdobbiadene Conegliano DOCG: il disciplinare della DOCG di Valdobbiadene esiste proprio per tutelare l'eccellenza del territorio.

Solfiti nel vino e nello spumante

Tutto quello che c'è da sapere sui solfiti

Cosa sono i solfiti nel vino?

I solfiti sono composti derivati dallo zolfo (principalmente anidride solforosa) che agiscono come conservanti naturali. Nel vino si trovano in due forme: quelli prodotti spontaneamente dai lieviti durante la fermentazione e quelli aggiunti dal produttore per stabilizzare il prodotto. Sono identificati in etichetta con la dicitura "contiene solfiti" quando la loro concentrazione supera i 10 mg/l.

A cosa servono i solfiti nel vino?

Svolgono due funzioni fondamentali: proteggono il vino dall'ossidazione (evitando che diventi scuro e perda i profumi) e impediscono lo sviluppo di microrganismi dannosi. Grazie alla loro azione, il vino può viaggiare e conservarsi nel tempo mantenendo intatte le proprie caratteristiche organolettiche e la sua freschezza aromatica.

Quando si mettono i solfiti nel vino?

L'aggiunta può avvenire in diverse fasi della produzione: sulle uve appena raccolte per evitare fermentazioni spontanee, durante la vinificazione per controllare l'azione dei lieviti e prima dell'imbottigliamento per garantire che il vino rimanga stabile quando si conserva in vetro.

Fanno male i solfiti nel vino?

Per la maggioranza delle persone, i solfiti non rappresentano un pericolo per la salute, soprattutto nelle quantità contenute nei vini di alta qualità. Possono causare reazioni solo in soggetti asmatici o sensibili e intolleranti. È bene ricordare che molti cibi comuni contengono dosaggi di solfiti superiori a quelli del vino.

Vuoi scoprire come le nostre scelte produttive influenzano il gusto dei nostri spumanti? Consulta le altre guide dedicate alla cultura del vino sul nostro blog.

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