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VINO E DESIGN: BRINDIAMO ALLA VITA INSIEME A GIORGIO & LUCA BONATO

La bellezza della trasparenza è purezza assoluta: non c’è niente, ma c’è tutto e non consente furbizie. Vedi le più piccole imperfezioni. Non si può mai barare, anche in senso metaforico

La storia di famiglia è la classica storia veneta: ex operai, che ci provano e svoltano. Nella fattispecie, i Bonato entrano in contatto con un pioniere della produzione di una innovativa materia plastica formata da polimeri del metacrilato di metile. Oggi nota col nome commerciale di plexiglass.

Papà Giancarlo, che viene dalla meccanica, fonda Fusina e si specializza in forme in plexiglass di grosso spessore, niente affatto diffusi, e trova una nuova via di applicazione di quella nuova, affascinante materia: negli anni Settanta, col supporto di amici del mondo del design, invece di creare oggetti di uso pratico sfrutta diffusione e rifrazione della luce e punta sul valore estetico. Nascono i suoi «oggetti-scultura», lavori unici dal respiro internazionale, che lo portano a collaborare con big del design e dell’architettura come Angelo Mangiarotti e Bruno Munari e ad esportare negli Stati Uniti.

Quando viene a mancare Giancarlo, tocca ai due figli, eredi di un’arte con molti aspetti pratici. Sono fratelli, ma con talenti diversi: Giorgio più tecnico, Luca più creativo. Così, le Fusina diventano due: FusinaLab e HangarFusina.

Racconta Luca: «Mio papà era un purista e lavorava solo materiale trasparente. Noi abbiamo inserito il colore e indirizzato il business anche verso altri settori: sono arrivate così le prime richieste di display per punti vendita (occhialeria, vista la zona in cui siamo, poi gioielli, vino). Dato l’alto livello di ideazione ed esecuzione, tutte aziende vicine al mondo del lusso».

Per Giorgio il plexiglas non è più un’esclusiva: «Ad HangarFusina non basta più, quindi operiamo anche col legno e metalli in leghe leggere, lavorati con tecnologie moderne come il laser. Ma le due Fusina continuano a collaborare: la mia azienda produce i semilavorati per quella di Luca, che il suo genio finisce».

Quanto è importante mantenere le radici nel luogo d’origine pur guardando fuori dai confini?

L: La base e la sede del nostro lavoro è questo luogo. Ho girato il mondo però sono sempre ritornato. All’estero si trovano le ispirazioni, ma le voglio applicare qui.

G: Non riesco a vedermi fuori del territorio. Forse è un limite. Qualche volta un pensiero d’andare l’ho avuto: magari in Inghilterra e Nuova Zelanda, che offrono grandi opportunità per chi ama il volo. Però proprio quando si esce dai confini ci si rende conto quanto il made in Italy faccia girare la testa. È una fortuna essere qua.

Il volo, già. Una grande passione.

G: Ho il brevetto di pilota anche di elicottero, aliante. Costruisco parti di aerei e le restauro. Ma soprattutto da anni lavoro a un progetto importante: la ricostruzione del biplano Ansaldo SVA. Fino al 1920 è stato un importantissimo protagonista di diverse imprese, come il volo su Vienna di Gabriele D'Annunzio o il raid Roma-Tokyo di Arturo Ferrarin e Guido Masiero nel 1919. Per il centenario avrei voluto volare a ritroso, dalla capitale nipponica alla nostra, ma per organizzare una cosa del genere serve un team. La costruzione è cominciata cinque o sei anni fa e il progetto ha destato enorme interesse in Giappone. L’ambasciata italiana in Giappone mi ha proposto di volare il prossimo anno, in occasione delle Olimpiadi, e se non ce la faccio ad avere lo SVA operativo porterò comunque un simulacro non volante.

Qualità, design e innovazione. In quali percentuali pesano nei vostri lavori?

G: G: Innovazione alla pari, per entrambi i nostri settori. La qualità è un obbligo, anche se quella di Luca ha un taglio più artistico.

L: Concordo, anche perché non abbiamo produzioni industriali, ma partiamo dalle esigenze dei clienti. I nostri sono tutti lavori custom.

Il lavoro quando è passione non è mai fatica. Qual è l’aspetto della sua professione che vi dà più soddisfazioni?

L: La fase progettuale del prototipo. Fosse per me finirei a quel punto, invece poi c’è tutto il resto.

G: Sarebbe bello far sempre e solo quello che piace. La nostra soddisfazione comunque è quella del cliente, che il più delle volte non ha una precisa comanda, ma richiede la nostra collaborazione.

Mi descrivete la bellezza della trasparenza?

G: È purezza assoluta: non c’è niente, ma c’è tutto. Purezza e perfezione.

L: La bellezza che non consente furbizie. Vedi le più piccole imperfezioni. Non si può mai barare, anche in senso metaforico.

Qual è il progetto o il successo che vi ha dato più soddisfazioni e per il quale vi unireste volentieri a un nostro brindisi alla vita?

G: Ho un bellissimo ricordo di un progetto risolto da me, un bancone per la Guerlain di Parigi, disegnato da Peter Marino, l’architetto newyorkese.

L: Brinderemo l’anno prossimo per i 50 anni delle Fusina. Siamo orgogliosi: le basi dei genitori sono solide e ci sono state trasmesse.

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